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19 Luglio

19 luglio

Il 19 luglio è il 200° giorno del Calendario Gregoriano (il 201° negli anni bisestili). Mancano 165 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 711 - Le forze musulmane di Tariq ibn Ziyad sconfiggono i Visigoti guidati da Re Roderico.
- 1333 - battaglia di Halidon Hill: battaglia finale delle Guerre d'indipendenza scozzese
- 1553 - Lady Jane Grey viene sostituita da Maria I come Regina d'Inghilterra, dopo aver regnato per solo nove giorni.
- 1799 - Le truppe napoleoniche rinvegono la famosa stele di Rosetta, chiave per la decifrazione dei geroglifici egiziani
- 1848 - Diritti delle donne: Inizia a Seneca Falls (New York) la Convenzione sui diritti delle Donne.
- 1862 - Guerra civile americana: A Buffington Island, nell'Ohio, il raid del generale confederato John Hunt Morgan viene ostacolato quando un gruppo dei suoi uomini viene catturato mentre cerca di attraversare il fiume Ohio.
- 1870 - Guerra franco-prussiana: La Francia dichiara guerra alla Prussia.
- 1942 - Seconda guerra mondiale: Battaglia dell'Atlantico - il Grandammiraglio tedesco Karl Dönitz ordina agli ultimi U-boat di ritirarsi dalle posizioni sulla costa statunitense dell'Atlantico, come risposta all'impiego statunitense di un efficace sistema di convogli.
- 1943 - Seconda guerra mondiale: Roma viene bombardata dagli Alleati per la prima volta. I morti sono 617, la Basilica di San Lorenzo viene danneggiata. Papa Pio XII lascia il Vaticano e visita le vittime.
- 1948 - Si apre a Londra la XIV Olimpiade.
- 1964 - Guerra del Vietnam: Durante un comizio a Saigon, il primo ministro sudvietamita Nguyen Khanh chiede di espandere la guerra nel Vietnam del Nord.
- 1976 - Viene creato in Nepal il Parco Nazionale Sagarmatha.
- 1978 - La Milano2 Spa, di proprietà di Berlusconi, aumenta il capitale sociale da 500 milioni a 2 miliardidi lire, pari a 7 milioni di euro del 2005
- 1979 - In Nicaragua i ribelli Sandinisti rovesciano la dittatura, appoggiata dagli USA, di Anastasio Somoza Debayle.
- 1985
  - Alle ore 12:22:55 cede un bacino fangoso della Montecatini nella val di Stava (TN). Lungo il suo percorso la calata di fango provoca la morte di 268 persone. Insieme a quella del Vajont, la tragedia di Stava resta una delle più gravi catastrofi industriali e ambientali mai verificatesi in Italia.
  - Alle 13:15, a causa di incomprensioni tra i funzionari della banca San Paolo e di un funzionario (non competente per aspetti finanziari, ing.Petracca) dell'Eni, la lira passa in pochi minuti da 1.870 a 2.200 sul dollaro. L'allora direttore della Banca d'Italia Ciampi e il Ministro del Tesoro Giovanni Goria rassegnarono le dimissioni, rigettate dal presidente del consiglio Bettino Craxi.
  - Il vice presidente statunitense George H. W. Bush annuncia che l'insegnante Christa McAuliffe sarà la prima maestra a volare a bordo dello Space Shuttle (vedi Space Shuttle Challenger).
- 1992 - Palermo: a pochi mesi dalla strage di Capaci, viene ucciso il procuratore della Repubblica Paolo Borsellino
- 2001 - in Ciad viene scoperto un teschio fossile di una specie ancora sconosciuta, chiamata Sahelanthropus tchadensis, o più familiarmente "Toumaï". La presentazione ufficiale avverrà tramite la rivista Nature l'11 luglio 2002

Nati


- 1788 - Antonio Bordoni, matematico italiano († 1860)
- 1789 - John Martin, pittore inglese
- 1814 - Samuel Colt, inventore († 1862)
- 1819 - Gottfried Keller, scrittore († 1890)
- 1834 - Edgar Degas, pittore francese († 1917)
- 1860 - Lizzie Borden, presunta assassina († 1927)
- 1875 - Alice Dunbar Nelson, scrittore, poeta († 1935)
- 1883 - Max Fleischer, animatore, produttore cinematografico († 1992)
- 1893 - Vladimir Majakovskij, poeta († 1930)
- 1894 - Khawaja Nazimuddin, secondo Primo Ministro del Pakistan († 1965)
- 1896 - A.J. Cronin, scrittore († 1981)
- 1898 - Herbert Marcuse, filosofo comunista († 1979)
- 1921 - Rosalyn Yalow, medico, vincitrice del Premio Nobel per la medicina 1977
- 1922 - George McGovern, candidato alle presidenziali statunitensi
- 1939 - Pietro Lunardi, ministro dei Trasporti
- 1947 - Brian May, chitarrista dei Queen
- 1949 - Enzo Paolo Turchi, coreografo
- 1951 - Abel Ferrara, regista e sceneggiatore statunitense
- 1956 - Veronica Lario, attrice e moglie di Silvio Berlusconi
- 1966 - Lucrezia Lante della Rovere
- 1974 - Malcolm O'Kelly, giocatore di rugby irlandese
- 1981 - Jared Padalecki, attore

Morti


- 1061 - Papa Niccolò II (o 27 luglio)
- 1374 - Francesco Petrarca, poeta italiano
- 1415 - Filippa di Lancaster, regina consorte del Portogallo
- 1810 - Luisa di Mecklenburg-Strelitz Regina di Prussia
- 1857 - Stefano Franscini, membro del Consiglio Federale Svizzero (n. 1796)
- 1878 - Egor Ivanovich Zolotarev, matematico russo
- 1910 - Johann Gottfried Galle, astronomo tedesco (n. 1812)
- 1936 - Salvatore Pincherle, matematico
- 1947 - Aung San, nazionalista birmano
- 1965 - Syngman Rhee, primo presidente della Corea del Sud
- 1980 - Nihat Erim, ex primo ministro della Turchia
- 1985 - Janusz A. Zajdel, scrittore di fantascienza polacco
- 1992 - Paolo Borsellino, Procuratore della Repubblica (n. 1940)
- 2003 - Pierre Graber, membro del Consiglio Federale Svizzero (n. 1908)
- 2004 - Irvin S. Yeaworth jr., regista tedesco
- 2005 - Edward Bunker, scrittore e attore statunitense (n. 1933)

Feste e ricorrenze

Nazionali


- Malesia - Compleanno di Yang di-Pertuan Besar di Ng Sembilan
- Myanmar - Giorno dei Martiri
- Nicaragua - Giorno della liberazione nazionale

Religiose

Santi cattolici:
- Sant'Arsenio il Grande, eremita
- Sant'Epafra di Colossi, vescovo e martire
- San Felice di Verona, vescovo
- San Kragon, martire in Egitto
- Santa Macrina la Giovane, monaca
- San Pietro Crisci da Foligno
- San Simmaco, Papa

Laiche

19 ja:7月19日 ko:7월 19일 ms:19 Julai simple:July 19 th:19 กรกฎาคม

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno bisestile

L'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni. Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno. C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero: :Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400). Categoria:Calendari als:Schaltjahr ja:閏年 ko:윤년 simple:Leap year th:ปีอธิกสุรทิน

Anno

Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano). In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s). :La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono: # il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio) # l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio). :A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni. Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno. Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni. La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni. L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni. L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare. L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.

Voci correlate


- Anno luce Categoria:Astronomia e Astrofisica Categoria:Unità di tempo ja:年 ms:Tahun simple:Year zh-min-nan:Nî

Visigoti

I Visigoti furono un popolo di origine germanica, stanziato in Aquitania in quanto riconosciuto come federato dall'imperatore Onorio, che contribuì poi a sospingere sempre più verso il Sud della Spagna Vandali e Alani. Alani Nella seconda metà del V secolo i possedimenti dei Visigoti comprendevano la Gallia meridionale (Aquitania e Provenza) e la parte settentrionale della Penisola Iberica, con capitale Tolosa; furono successivamente sospinti dalla pressione dei Franchi verso la Spagna, agli inizi del VI secolo, integrandosi con le istituzioni presenti e spostando la capitale a Toledo. Il popolo Visigoto si convertì al Cristianesimo nel 589. In seguito riuscirono ad espandersi a danni dei Suebi e dei Vandali, ma subirono il tentativo di conquista da parte di Giustiniano che per breve tempo strappò loro la costa mediterranea. Il regno dei visigoti cadde a causa dell'invasione araba del 711. Architettura visigotica: metà VII-inizio VIII. Si sviluppa un'architettura chiesastica che riprende l'impianto basilicale tradizionale romano e contemporaneamente delinea una tipologia ad pianta centrale dalle forme massicce. Sono presenti le influenze protobizantine di area egea e siriaca. Tra gli edifici più significativi troviamo le chiese di San Juan de Baños, San Pedro de la Nave, San Frutuoso de Montelios. Categoria:Regni Romano-Barbarici Categoria:Popoli germanici ja:西ゴート族

1333

Eventi

Nati

Morti

033 ko:1333년

Maria I d'Inghilterra

Maria I (18 febbraio 1516 - 17 novembre 1558) fu regina d'Inghilterra e d'Irlanda dal 6 luglio 1553 (de jure) o dal 19 luglio 1553 (de facto) fino alla sua morte. Maria, quarta e penultima monarca della dinastia Tudor, è ricordata soprattutto per il tentativo di restaurare il Cattolicesimo in Inghilterra dopo la Riforma Protestante. Avendo fatto giustiziare almeno 300 oppositori religiosi, è nota anche come Maria la Sanguinaria. La sua politica religiosa per lo più fu annullata dal successore, Elisabetta I. A volte Maria viene confusa con Maria Stuarda.

I primi anni

Figlia di Enrico VIII e di Caterina d'Aragona

Ascesa al trono

Il Regno

Maria quando salì al trono, all’età di 37 anni, era priva di qualsiasi formazione politica e strategica ma puntava a non fidarsi di nessuno; perdonò tutti i suoi oppositori tranne Northumberland che andò al patibolo il 22 agosto. Anche i Consiglieri che erano fedeli a lui vennero riammessi nel Consiglio perché necessitava la loro esperienza e aggiunse i nobili che l’avevano aiutata a conquistare il trono. L’insediamento di una Regina determinò mutamenti nella prassi e nelle consuetudini come l’accesso alle stanze reali consentito solo alle donne che avevano un enorme ascendente su di lei. Si appoggiava, come aveva fatto anche in passato, ai consigli del cugino, l’imperatore Carlo V, per le questioni più rilevanti. Il suo primo obiettivo era la restaurazione della religione cattolica e lo smantellamento dell’Atto di Supremazia di suo padre che l’aveva investita (avendo resa illegittima Caterina d’Aragona e quindi la sua nascita). Maria necessitava di un erede cattolico per continuare la sua battaglia e quindi cercava disperatamente un marito. Venne fatto il nome dell’inglese Edward Courtenay, uno dei nemici di Enrico VIII, ma ritenuto di personalità instabile. Carlo V le consigliò suo figlio, Filippo (che divenne re di Spagna con il nome di Filippo II); ma questo significava la conquista asburgica dell’Inghilterra dopo le nozze. I consiglieri erano in disaccordo (e lo sarebbe stato anche il popolo) su questa scelta perché non c’era stato nessuno straniero al trono dai tempi di Guglielmo “Il Conquistatore”. Nonostante tutto amava Filippo ed era intenzionata a sposarlo, ma doveva avere una dispensa papale che le lasciasse sposare un parente. La Camera dei Comuni guidata dall’arcivescovo Gardiner, propose delle condizioni per il matrimonio a Filippo per garantire all’Inghilterra dei vantaggi. Ma il sovrano spagnolo non le accettò. La Spagna era legata alla vecchia fede e quindi anche al papa. Gli “eretici” erano contrari a questa unione e tramavano contro la regina: da ogni regione d’Inghilterra si elaboravano piani insurrezionali che provenivano dai membri della gentry esclusi dai favori reali. Il Consiglio fiutò il complotto e Gardiner fece confessare Courtenay. In primavera il Kent si sollevò e in poco tempo Londra fu assediata e minacciata dai ribelli. Maria si rifugiò con i cittadini nel municipio e terne le porte della città sbarrate. La rivolta fallì e i ribelli furono impiccati alle porte di Londra. I cospiratori intendevano assassinare Maria e insediare al suo posto Elisabetta e farla sposare con Courtenay per ristabilire la religione evangelica. Maria giunse alla conclusione che ogni sedizione proveniva dagli evangelici che considerava eretici; ne seguì uno spargimento di sangue ribelle che le valsero il nome di Maria “la sanguinaria”; i primi a morire furono, il 12 febbraio, Lady Jane Grey e Guildford Dudley. Maria sospettò anche della sorellastra Elisabetta ma non riuscì mai a provare un suo coinvolgimento nelle cospirazioni. Il 25 luglio 1554, a Winchester, il vescovo Gardiner celebrava il matrimonio che non era riuscito ad evitare fra Maria e Filippo. Gardiner avrebbe dovuto essere il primo consigliere inglese di Filippo, ma il sovrano si affidava soprattutto a Paget., suo rivale. L’arrivo degli spagnoli portò malcontento nelle città e le paure di un instaurarsi dell’inquisizione si fecero presto realtà quando, il vescovo di Londra, Bonner, aprì la caccia agli eretici nella sua diocesi. Per Maria l’unico modo per continuare la sua lotta a favore del cattolicesimo era la nascita di un erede, che però non arrivò mai.

Morte

Voci correlate


- Storia dell'Inghilterra Categoria:Biografie Categoria:Sovrani britannici ja:メアリー1世 (イングランド女王) ko:잉글랜드의 메리 1세

Inghilterra

L'Inghilterra è la più vasta, più popolosa e più densamente popolata nazione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. È situata nella parte sud-orientale dell'Isola della Gran Bretagna. Il nome Inghilterra deriva dagli Angli, una delle numerose popolazioni di origine germanica che vi si insediarono nel V e VI secolo. Il capoluogo dell'Inghilterra è Londra.

Storia

Vedi articolo principale (e serie di articoli): Storia dell'Inghilterra

Geografia fisica

L'Inghilterra comprende la parte meridionale dell'isola della Gran Bretagna più le isole situate a sud della Gran Bretagna, fra cui l'isola di Wight. Confina a nord con la Scozia, a ovest con il Galles e il Mare d'Irlanda, a est con il Mare del Nord e a sud con il canale della Manica. È collegata al continente europeo tramite il tunnel sotto la Manica. Il territorio è per lo più collinare, a nord vi si trovano alcune aree montuose. La linea di demarcazione fra le due aree è nota come Tees-Exe line. Nella parte orientale del paese si trova una zona pianeggiante le cui paludi sono state bonificate per consentirne la coltivazione. Le città più grandi sono: Londra, Birmingham, Leeds, Sheffield, Liverpool, e Manchester. I fiumi principali sono:
- Tamigi
- Severn
- Trent
- Humber
- Yorkshire Ouse
- Tyne
- Mersey
- Dee
- Avon

Geografia umana

L'Inghilterra, con i suoi 49 milioni di abitanti, non è solo la più popolosa ma anche la nazione con più gruppi etnici: un decimo circa della popolazione appartiene a etnie diverse da quella britannica. Le ondate di immigrazione sono state molte, a partire dai Celti intorno al 600 AC. I Romani con le loro legioni composte da soldati di molte etnie giunsero tra il 50 AC e il 300 DC; Seguirono nel periodo 350–550 gli Angli, i Sassoni e gli Iuti; nel periodo 800900, i Vichinghi e i Danesi; nel 1066, i Normanni; nel 16501750, rifugiati dall'Europa continentale ed Ugonotti; tra il 1880 e il 1940, molti Ebrei; negli anni 19501985, persone originarie dell'area Caraibica, dell'Africa e dell'Asia; dal 1985 ci sono state ondate di abitanti est europei e rifugiati Curdi. La prosperità della nazione ha anche attirato flussi di immigrazione dalle vicine Scozia e Irlanda.

Politica

La sede del governo si trova a Londra, anche se tecnicamente la città è la capitale di Inghilterra e Galles. Contrariamente alla Scozia, al Galles (entrambe a partire dal 1999) e all'Irlanda del Nord, l'Inghilterra non ha un governo e un parlamento propri: le funzioni di governo sono esercitate da parlamento e governo del Regno Unito. Nelle decisioni riguardanti la sola Inghilterra i rappresentanti delle altre parti del regno si astengono.

Suddivisione amministrativa

L'Inghilterra è suddivisa in 9 regioni tra le quali l'area di "Greater London", escludendo quest'ultima le 8 regioni sono divise in 35 contee (counties) e 6 contee metropolitane (Metropolitan counties). Le 35 contee sono ulteriormente suddivise in 283 distretti non-urbani (Non-Metropolitan districts). Le 6 aree metropolitane, che dal 1986 non hanno organi amministrativi e consigli di governo, sono suddivise in 36 distretti metropolitani (Metropolitan districts). Contando anche i 32 distretti londinesi (boroughs) e la città di Londra (City of London, che ha status a parte) si ha un totale di 353 distretti, 354 con l'Isola di Wight. Le regioni sono:

Voci correlate


- Gran Bretagna
- Regno Unito

Collegamenti esterni


- [http://www.enjoyengland.com/ Turismo in Inghilterra - Enjoy England]
- [http://www.thecep.org.uk/ Campagna per un parlamento inglese] categoria:Regno Unito ja:イングランド ko:잉글랜드 ms:England simple:England th:แคว้นอังกฤษ zh-min-nan:England

1799

Nati


- 19 settembre: Terenzio Mamiani († 1885), filosofo e politico italiano

Morti


- 9 gennaio - Maria Gaetana Agnesi, matematica e studiosa
- 15 agosto - Giuseppe Parini, poeta italiano
- 6 dicembre - Joseph Black, chimico e fisico scozzese
- 6 febbraio - Étienne-Louis Boullée, architetto francese 099 ko:1799년 ms:1799 th:พ.ศ. 2342

Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte (15 agosto 1769 - 5 maggio 1821) - Figura storica assai discussa ma di straordinaria importanza: di fatto impose dal 1799 una dittatura alla Francia, come Imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone I dal 18 maggio 1804 al 6 aprile 1814. Governò inoltre sulla maggior parte dell'Europa occidentale e centrale di inizio XIX secolo. Fu il primo regnante della dinastia dei Bonaparte. Sposò in seconde nozze l'Arciduchessa Maria Luisa d'Austria l'11 febbraio 1810. Ebbe come figlio Napoleone Luigi detto il re di Roma (1811-1832). Napoleone ebbe inoltre almeno due figli illegittimi: Carlo, Conte Leone 1806 - 1881 (figlio di Catherine Eléonore Denuelle de la Plaigne 1787 - 1868) e Alessandro Giuseppe Colonna, Conte Walewski (1810 - 1868) (figlio di Maria, Contessa Walewski 1789 - 1817), ministro degli esteri di Napoleone III. La sua figura ispirò artisti, letterati, musicisti, politici e storici per tutto l'Ottocento fino ad oggi.

Primi anni e carriera nell'esercito

Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio in Corsica appena dopo la vendita dell'isola alla Francia da parte della Repubblica di Genova. La sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà corsa. Suo padre, di origine toscana, Carlo Maria Buonaparte (solo più tardi il cognome fu mutato in Bonaparte), organizzò l'istruzione di Napoleone, ma morì giovane nel 1785. La madre, Letizia Ramolino, sopravviverà allo stesso Napoleone, vivendo poi gli ultimi anni della sua vita a Roma. Letizia Ramolino ebbe 13 figli, di cui solo otto sopravvissero: i fratelli Giuseppe, Luciano, Luigi e Gerolamo; le sorelle Elisa, Paolina e Carolina. Ad ognuno di essi Napoleone darà poi un titolo nobiliare durante il suo impero. All'età di nove anni, il padre Carlo portò Napoleone in Francia, alla Scuola militare di Brienne, dove rimarrà per cinque anni. Napoleone inizialmente si considerava straniero ed estraneo; anzi, l'accusa di essere straniero l'avrebbe inseguito per tutta la vita. Egli era un ufficiale dell'esercito francese quando cominciò la Rivoluzione Francese nel 1789. Napoleone tornò in Corsica quando un movimento nazionalista proclamò la separazione dalla Francia. Scoppiò la guerra civile, capitanata dall'eroe nazionale Pasquale Paoli, e la famiglia di Napoleone - accusata di tradimento - dovette fuggire in Francia, stanziandosi a Nizza. Napoleone sostenne la Rivoluzione e rapidamente salì di grado. Nel dicembre 1793, col ruolo di tenente colonnello addetto all'artiglieria, liberò Tolone (Toulon) dai monarchici e dalle truppe inglesi che li sostenevano. Fu il suo primo clamoroso successo militare, che gli valse la nomina a generale di brigata e l'attenzione del futuro membro del Direttorio, Barras, che lo aiuterà nella scalata al potere. La sua amicizia con Augustin Robespierre, fratello di Maximilien, lo portò a cadere in disgrazia all'indomani della giornata del 9 Termidoro e la conseguente caduta del Terrore. Tuttavia, la fortuna gli arrise quando il 13 Vendemmiaio del 1795 Barras lo nominò improvvisamente comandante della piazza di Parigi con l'incarico di salvare la Convenzione Nazionale dalla minaccia dei monarchici, che in quella spaventosa giornata vi marciavano contro. Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, Napoleone colpì duramente i rivoltosi salvando la Francia da un nuovo colpo di Stato. Immediatamente, Barras lo nominava generale del Corpo d'armata dell'Interno.

La Campagna d'Italia

Gioacchino MuratIl 9 marzo 1796 Napoleone sposò Joséphine de Beauharnais, vedova di un valente ufficiale della Rivoluzione ghigliottinato, e solo due giorni dopo partì per il fronte italiano al comando di 38.000 uomini malissimo equipaggiati, per una campagna che nei piani del Direttorio doveva essere semplicemente di 'diversione', perché l'attacco all'Austria sarebbe avvenuto attraverso due direttrici sul Reno. Iniziava così la campagna d'Italia che avrebbe dimostrato l'ineguagliato genio militare e politico di Napoleone che, nonostante l'inferiorità numerica e logistica, riuscì a sconfiggere ripetutamente le forze austriache. Celebri le battaglie contro le forze armate austro/piemontesi a Dego, Millesimo, Cairo Montenotte e Cosseria. Il 10 maggio 1796 sbaragliò l'ultima difesa austriaca nelle celebre Battaglia al Ponte di Lodi e il 15 maggio dello stesso anno entrò trionfalmente a Milano. Nel giugno 1796 venne proclamata la Repubblica Cisalpina (capitale Milano) e nell'Ottobre del 1796 si costituì la Legione Lombarda, prima forza armata composta da italiani ad adottare quale bandiera di guerra il Tricolore (Verde, Bianco e Rosso). Contemporanemente le ex-legazioni pontificie si costituirono in Repubblica Cispadana e adottarono (7 gennaio 1797) il tricolore quale bandiera nazionale. Le forze sabaude furono costrette a firmare il 28 aprile 1796 l'armistizio di Cherasco, che cedeva alla Francia Nizza e l'alta Savoia. Le forze austriache, comandate dall'Arciduca Carlo, terrorizzate dalla rapida marcia di Napoleone verso Vienna, dovettero accettare una tregua sfavorevole, che si concretizzò nel trattato di Campoformio il 17 ottobre 1797. Oltre all'indipendenza delle nuove repubbliche formatesi, la Francia acquisiva i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, limitandosi a cedere Venezia agli austriaci. Terminava così, con uno smacco colossale all'Austria, la campagna d'Italia. Nel corso della campagna d'Italia, Napoleone, soprannominato il Piccolo Caporale, dimostrò la sua brillante capacità strategica, capace di assorbire il sostanzioso "corpo" delle conoscenze militari del suo tempo e di applicarlo al mondo reale che lo circondava. Ufficiale di artiglieria per formazione, la utilizzò in modo innovativo come supporto mobile agli attacchi della fanteria. Dipinti contemporanei del suo Quartier Generale mostrano che in queste battaglie utilizzò, primo al mondo, un sistema di telecomunicazioni basato su linee di segnalazione realizzate col semaforo di Chappe, appena implementato nel 1792.

La Campagna d'Egitto e di Siria

Nel 1798 il Direttorio, geloso della popolarità del Bonaparte, lo incaricò di occupare l'Egitto per contrastare l'accesso inglese all'India. Un indizio della devozione di Napoleone ai principi dell'Illuminismo fu la sua decisione di affiancare gli studiosi alla sua spedizione: la spedizione d'Egitto ebbe il merito di far riscoprire, dopo centinaia di anni, la grandezza di quella terra, e fu proprio l'opera di Napoleone a far nascere la moderna egittologia, soprattutto grazie alla scoperta della Stele di Rosetta da parte dei soldati al seguito della spedizione. Napoleone aveva da anni accarezzato l'idea di una campagna in oriente, sognando di seguire le orme di Alessandro Magno ed essendo dell'idea che L'Europa è una tana di talpe. Tutte le grandi cose vengono dall'Oriente. Alessandro Magno Dopo un'importante vittoria nella Battaglia delle Piramidi, Napoleone schiacciò i mamelucchi di Murad Bay ed entrando al Cairo divenne padrone dell'Egitto. Pochi giorni dopo, il 1° agosto 1798, la flotta di Napoleone in Egitto fu completamente distrutta da Orazio Nelson, nella baia di Abukir, cosicché Napoleone rimase bloccato a terra. Dopo una ricognizione sul Mar Rosso, Napoleone decise di recarsi in Siria, col pretesto di inseguire il tiranno Djezzar che aveva tentato di attaccarlo. Giunto, però, il 19 marzo 1799 dinanzi a San Giovanni d'Acri, l'antica fortezza dei crociati in Terra Santa, Napoleone perse più di due mesi in un inutile assedio e la campagna di Siria si concluse con un fallimento. Ritornato al Cairo, Napoleone sconfisse i turchi ad Abukir, proprio dove l'anno prima era stato privato di tutta la sua flotta. Preoccupato tuttavia delle terribili notizie dalla Francia - l'esercito in ripiegamento su tutti i fronti, il Direttorio ormai privo di potere - e consapevole che la campagna d'Egitto non avesse conseguito il successo sperato, Napoleone s'imbarcò in gran segreto il 22 agosto 1799 su un piccolo bastimento alla volta della Francia.

Il 18 brumaio e il Consolato

Il 9 ottobre Napoleone sbarcò a Fréjus, e la sua corsa verso Parigi fu accompagnata dall'entusiasmo dell'intera Francia, certa che il generale fosse tornato in patria per assumere il controllo della situazione ormai ingestibile. Ed in effetti era questa l'intenzione di Napoleone. Giunto a Parigi, egli riunì i cospiratori decisi a rovesciare il Direttorio. Dalla sua si schierarono il fratello maggiore Giuseppe e soprattutto il fratello Luciano, allora presidente del Consiglio dei Cinquecento, che con il Consiglio degli Anziani costituiva il potere legislativo della repubblica. Dalla sua Napoleone riuscì ad avere il membro del Direttorio Roger Ducos e soprattutto Emmanuel Joseph Sieyès, il celebre autore dell'opuscolo Che cos'è il Terzo Stato? e ideologo di punta della borghesia rivoluzionaria. Inoltre, dalla sua si schierò l'astutissimo ministro degli esteri Talleyrand e il ministro della polizia Joseph Fouché. Barras, pur membro del Direttorio, conscio delle capacità di Napoleone accettò di farsi da parte. Joseph Fouché Fatta trapelare la falsa notizia di un complotto realista per rovesciare la repubblica, Napoleone riuscì a far votare al Consiglio degli Anziani e al Consiglio dei Cinquecento una risoluzione che trasferisse le due camere il 18 brumaio (9 novembre) fuori Parigi, a Saint Cloud; Napoleone fu nominato comandante in capo di tutte le forze armate. Ciò fu fatto per evitare che durante il colpo di Stato qualche deputato potesse sollevare i cittadini parigini per difendere la Repubblica dal tentativo di Napoleone. L'intenzione di Napoleone era quella di portare le due camere a votare autonomamente il loro scioglimento e la cessione dei poteri nelle sue mani. Non fu così: il Consiglio degli Anziani rimase freddo al discorso pasticciato di Napoleone per far pressione su di essa, mentre quando Napoleone entrò nella sala del Consiglio dei Cinquecento i deputati gli si lanciarono contro chiedendo di votare per rendere Bonaparte fuorilegge (cosa che voleva significare l'arresto e la ghigliottina). Nel momento in cui sembrava che il colpo di Stato fosse prossimo alla catastrofe, a soccorrere Napoleone giunse il fratello Luciano, che nelle vesti di presidente dei Cinquecento uscì dalla sala ed arringò l'esercito schierato all'esterno, ordinando che disperdesse i deputati terroristi. Memorabile il momento in cui puntò la sua spada al collo di Napoleone e dichiarò: Non esiterei un attimo a uccidere mio fratello se sapessi che questi stesse attentando alla libertà della Francia. L'esercito entrò nella sala con le baionette spianate e disperse i deputati. In serata, le camere venivano sciolte e veniva votato il decreto che assegnava i pieni poteri a tre consoli: Roger Ducos, Sieyes e Napoleone.

Il Consolato

Nominati consoli provvisori, i tre nuovi padroni della Francia redigevano insieme a due commissioni apposite una nuova costituzione, la costituzione dell'anno VIII, che ratificata con un plebiscito popolare legittimava il colpo di Stato. Nel pensiero politico di Sieyes, il Consolato sarebbe dovuto essere un governo dei notabili, che assicurasse la democrazia attraverso un complesso equilibrio di poteri. Questo progetto fu mandato all'aria da Napoleone il quale, pur in teoria detentore del solo potere esecutivo, aveva in realtà facile gioco nello scavalcare il legislativo frammentato in ben quattro camere. Fattosi nominare Primo Console, ossia concretamente superiore a qualsiasi altro potere dello Stato, Napoleone ricostruiva la Francia con una struttura amministrativa fortemente accentratrice ma così perfetta che è rimasta tale fino ad oggi: la Francia veniva frazionata in province, distretti e comuni rispettivamente amministrate da prefetti, sottoprefetti e sindaci. Le casse dello Stato venivano risanate dalle conquiste di guerra e dalla fondazione della Banca di Francia, nonché dall'introduzione del franco d'argento che poneva fine all'era degli assegnati e dell'inflazione. La lunga lotta contro il cattolicesimo si concludeva col Concordato del 1801 ratificato dal papa Pio VII, che stabiliva il cattolicesimo "religione della maggioranza dei francesi" (benché non religione di Stato), ma non riconsegnava al clero i beni espropriati durante la rivoluzione. Nel campo dell'istruzione, Napoleone istituì i licei e i politecnici, per formare una classe dirigente preparata e indottrinata, ma tralasciò l'istruzione elementare essendo dell'idea che il popolo dovesse rimanere in una certa ignoranza per garantire un governo stabile e un esercito ubbidiente. Il consolato di Napoleone divenne "a vita" con il plebiscito del 2 agosto 1802. Si apriva la strada all'istituzione dell'Impero.

Il Codice Napoleonico

Durante l'esilio a Sant'Elena, Napoleone sottolineò più volte che la sua opera più importante, quella che sarebbe passata alla storia più delle centinaia di battaglie vinte, sarebbe stato il suo codice civile, il Codice Napoleonico. Indubbiamente, la sua frase colse nel segno. Codice Napoleonico Il Codice Napoleonico legittimò le conquiste della Rivoluzione francese, fu esportato in tutti i paesi dove giunsero le armate di Napoleone, fu preso a modello da tutti gli Stati d'Europa e ancora oggi è la base del nostro diritto. Istituita l'11 agosto 1799, la commissione incaricata di redigere il codice civile fu presieduta spessissimo dallo stesso Napoleone, il quale ne leggeva le bozze durante le campagne militari e inviava a Parigi dal fronte le sue idee sul progetto. Il 21 marzo 1804 il Codice Civile, da subito ribattezzato Codice Napoleonico, entrava in vigore. Esso eliminava definitivamente i retaggi dell'ancién regime, del feudalesimo, dell'assolutismo, e creava una società prevalentemente borghese e liberale, di ispirazione laica, in cui venivano consacrati i diritti di eguaglianza, sicurezza e proprietà. Per l'Italia, il valore del Codice Napoleonico resta fondamentale, poiché esso venne esportato nelle repubbliche fondate da Napoleone e confluì poi nel codice civile italiano del 1865.

Guerra in Europa, ascesa all'Impero

Durante l'assenza di Napoleone impegnato in Egitto, i francesi erano stati ripetutamente battuti in Italia dagli austriaci (battaglia di Novi Ligure) e sul Reno. La nuova coalizione antifrancese aveva rovesciato la Repubblica Napoletana del 1799, fondata dai francesi, e quella romana. Il 6 maggio 1800, sei mesi dopo il colpo di Stato di brumaio, Napoleone assunse nuovamente il comando dell'esercito francese. Con una marcia inarrestibile, valicò le Alpi al passo del Gran San Bernardo, un'impresa formidabile che colse di sopresa gli austriaci, i quali vennero rapidamente battuti a Montebello, mentre Napoleone ritornava a Milano. Il 14 giugno 1800 si combatté la battaglia di Marengo. Fu la più celebre della battaglie napoleoniche in Italia, la più dura ma la più definitiva. Alle tre del pomeriggio Napoleone aveva perso. Alle otto della sera il suo trionfo era completo. A rovesciare le sorti della battaglia fu il generale Desaix, che giunto sul campo con nuove truppe annientò l'intero esercito austriaco del generale Melas già certo della vittoria ma morì in battaglia. Napoleone stesso attribuì la vittoria di Marengo a Desaix, piangendone la morte. MelasLa pace in Italia venne sancita con la pace di Luneville, che in pratica riconfermava il precedente trattato di Campoformio violato dagli austriaci. Nel 1802 venne proclamato Presidente della Repubblica Italiana (vice Presidente sarà il patrizio milanese Francesco Melzi d'Eril), titolo che conserverà sino al 17 marzo 1805 quando assumerà il titolo di Re d'Italia. Con la pace di Amiens nel 1802, anche l'Inghilterra firmava la pace con la Francia. Napoleone aveva distrutto la nuova coalizione antrifrancese, assicurandosi anche l'appoggio dello zar di Russia Paolo I. Per due anni l'Europa sarà finalmente in pace. Nel 1802, Napoleone vendette una gran parte del Nord America agli Stati Uniti come parte dell'Accordo sulla Louisiana; egli aveva appena fronteggiato un grave disastro militare quando l'esercito mandato a conquistare Santo Domingo e a stabilire una base nel mondo occidentale fu distrutto da una combinazione di febbre gialla e di fiera resistenza capeggiata da Toussaint L'Ouverture. Con le forze dell'Ovest inabilitate, Napoleone capì che non avrebbe potuto difendere la Louisiana e decise di venderla.

Autoincoronazione in Notre-Dame

Louisiana Dopo che Napoleone ebbe allargato la sua influenza alla Svizzera e alla Germania, una disputa su Malta fornì all'Inghilterra il pretesto nel 1803 per dichiarare guerra alla Francia e fornire supporto ai monarchici francesi che a lui si opponevano. Infatti, la notte di Natale del 1800 Napoleone, la moglie e il suo seguito scamparono miracolosamente a un attentato dinamitardo nelle strade di Parigi, mentre si recavano all'Opera. Napoleone ne approfittò per mettere fuori legge i giacobini, molti dei quali vennero esiliati in Guyana, e disperdere i monarchici. Per dare un segnale forte ai Borboni, che ancora complottavano per ritornare sul trono francese, Napoleone fece catturare nel Brabante, sul confine francese, il duca d'Enghien, legato alla famiglia reale esiliata, accusato di cospirazione contro il Primo Console e fucilato poco dopo. Anche il generale Moreau, implicato nel complotto realista, venne giustiziato. Il ministro Talleyrand definì l'assassino del duca d'Enghien più che un delitto, un errore gravissimo. Ormai console a vita, Napoleone era in pratica sovrano assoluto della Francia. Il 18 maggio 1804 il Senato lo proclamò Imperatore dei francesi. Il 2 dicembre dello stesso anno nella Cattedrale di Parigi, Notre Dame, fu celebrata la cerimonia di incoronazione. Le voci che strappasse la corona dalle mani del Papa Pio VII durante la cerimonia per non assoggettarsi all'autorità pontificia, sono apocrife; dopo che le insegne imperiali erano state benedette dal Papa, Napoleone incoronò se stesso prima di incoronare Imperatrice la moglie Josephin Beauharnais (Josephine de Beauharnais). Josephin Beauharnais Successivamente il 26 maggio 1805 nel Duomo di Milano, Napoleone fu incoronato Re d'Italia con la Corona Ferrea, ora custodita al Duomo di Monza. Rinasceva in Francia la monarchia. Ma non era la stessa monarchia rovesciata nel 1792, e privata dei poteri già nel 1789. Napoleone non era "re di Francia e di Navarra per grazia di Dio", come citavano le formule dell'ancién regime, ma "Imperatore dei Francesi per volontà del popolo". Non veniva ricostruita la nobiltà feudale, ma rimanevano i principi di eguaglianza sanciti dalla Rivoluzione francese. Napoleone era l'imperatore rivoluzionario. Il più grande paradosso della storia.

La conquista dell'Europa

Nel 1805 si formò in Europa la terza coalizione contro Napoleone; egli aveva trascorso l'ultimo anno sulle coste della Normandia, a prepare una vasta operazione militare con l'alleanza della Spagna contro l'Inghilterra, ma comprendendo la situazione troppo sfavorevole girò improvvisamente sui tacchi e si mise al comando della Grande Armata, che con marce forzate giunse rapidamente nel cuore dell'Europa per sconfiggere le forze nemiche sul continente. Napoleone aveva fatto bene i suoi conti: il 21 ottobre, infatti, a largo di Trafalgar la flotta francese comandata dal mediocre ammiraglio Villeneuve veniva completamente annientata dagli inglesi al comando di Orazio Nelson, che morì durante la battaglia navale. Svanivano per sempre i sogni di invasione dell'Inghilterra. Le forze austriache, prussiane e russe (sotto il nuovo zar Alessandro I) coalizzate erano numericamente soverchianti. Due i fronti interessati: quello germanico ove Napoleone in persona guidava la Grande Armèe e quello italiano dove Massena guidava l'Armeè d'Italie. A nulla valsero la resa del generale nemico Mack ad Ulm (20 ottobre), la battaglia di Caldiero (30 ottobre) e la conquista di Vienna da parte di Gioacchino Murat: il grosso dell'esercito nemico rimaneva infatti intatto. Il 2 dicembre 1805, tuttavia, anniversario della sua incoronazione, Napoleone mise fine alla terza coalizione nella battaglia di Austerlitz. Rimasta nella storia come il suo capolavoro strategico, con la battaglia di Austerlitz Napoleone divenne padrone dell'Europa. Quando tornerete a casa, vi basterà dire "Io ero con lui nella battaglia di Austerlitz", e poi racconterete che in meno di quattro ore abbiamo battuto e disperso un esercito di 100.000 uomini comandato dagli imperatori di Russia ed Austria. Il giorno dopo, i sovrani d'Europa chiesero la pace. L'Austria perdeva anche Venezia, che veniva unita al regno d'Italia, e perdeva ogni controllo sulla Germania, che ora si ricostruiva come Confederazione del Reno, primo seme dell'unità tedesca sotto il controllo diretto di Napoleone. L'anno seguente, Napoleone umiliò la Prussia nella Battaglia di Jena (14 ottobre 1806). Cadeva così l'ultima resistenza al suo potere. Si racconta che, dopo aver appreso di Austerlitz, il primo ministro inglese William Pitt avesse chiesto a una nipote di arrotolare la carta dell'Europa esposta in un corridoio di casa. Non ci servirà per i prossimi sette anni. Anche l'Inghilterra riconosceva l'ineluttabile conquista dell'Europa. La quarta coalizione, comandata dalla Prussia, veniva sconfitta il 14 giugno 1807 sulle gelide pianure di Friedland, dopo i rovesci alterni della sanguinosissima battaglia di Eylau: lo zar Alessandro I fu costretto a firmare la pace, nell'incontro di Tillsit. L'Europa venne durante quell'incontro ufficiosamente divisa in zone d'influenza. Quella occidentale sotto Napoleone, quella orientale sotto lo zar. Rimaneva aperta la questione della Polonia, che Napoleone voleva rendere indipendente, contrariamente allo zar. In Polonia, Napoleone aveva incontrato un'ardente giovane nobile, Maria Waleska, che divenne sua amante e lo inconterà parecchie volte durante la sua caduta in disgrazia. Il 7 maggio 1809 Napoleone ordinò l'annessione all'Impero francese dello Stato Pontificio.

Il blocco continentale e la conquista della Spagna

Per mettere in ginocchio l'Inghilterra, unica potenza ufficialmente ancora in armi contro la Francia, Napoleone decretò il 21 novembre 1806 il blocco continentale delle merci. In pratica, tutti porti europei sarebbero rimasti chiusi alle navi inglesi e non vi sarebbe stato alcun scambio commerciale con l'Inghilterra: né importazioni, né esportazioni. Effettivamente l'Inghilterra subì notevoli disagi economici, ma peggiori effetti ebbe l'Europa: la Francia perse molto nel commercio, benché l'industria ne fu potenziata e in campo agricolo furono introdotti nuovi alimenti (il più importante fu la barbabietola da zucchero). Il fallimento del blocco fu dovuto al fatto che molti paesi europei non vi aderirono completamente, continuando ad avere scambi col nemico: per tale motivo, Napoleone per colpire il Portogallo che aveva aperto i porti invase la Spagna, mentre più tardi l'uscita dal blocco della Russia costringerà Napoleone ad imbarcarsi in una campagna catastrofica. PortogalloNel 1808, sfruttando un diverbio nella famiglia reale spagnola tra il re Carlo IV e il figlio, il principe delle Asturie Ferdinando, Napoleone costrinse entrambi ad abdicare ed annetté la Spagna all'Impero. Le truppe francesi conquistavano intanto il Portogallo, ma la situazione divenne presto problematica. Gli inglesi, infatti, sbarcarono in Portogallo truppe al comando del generale Arthur Wellesley duca di Wellington, che liberò il Portogallo e rese difficile la campagna in Spagna. Qui, infatti, la popolazione era insorta contro l'occupazione francese e aveva iniziato una durissima guerriglia che mise in gionicchio l'esercito occupante costringendo il re Giuseppe alla fuga e l'intervento diretto di Napoleone. Il 4 dicembre Madrid si arrendeva all'imperatore, ma la Spagna rimase una spina nel fianco poiché Napoleone fu raggiunto dalle notizie della nascita di una nuova coalizione. Tra il 5 e il 6 luglio 1809 Napoleone sconfisse la quinta coalizione a Wagram, dopo aver occupato Vienna e il palazzo di Schönbrunn. L'Austria subì pesantissime condizioni di pace: ilTrentino-Alto Adige, la Baviera, l'Istria e la Dalmazia furono perse. L'indennizzo di guerra fu enorme. Ma la sconfitta del nemico fu definitiva.

La nuova Europa di Napoleone

Nel 1810, l'Europa era definitivamente ridisegnata secondo il volere napoleonico. I territori sotto il diretto controllo francese si erano espansi ben oltre i tradizionali confini pre-1789; il resto degli stati europei erano o suoi satelliti o suoi alleati. Il regno d'Italia era nominalmente governato da Napoleone, ma retto dal viceré Eugenio Beauharnais (figlio della moglie Josephin); la repubblica di Lucca, e quindi buona parte della Toscana, era governata dalla sorella Elisa, andata in sposa al principe Felice Baciocchi; alla sorella Paolina Bonaparte, sposata col principe Borghese, andò il ducato di Guastalla, poi ceduto al regno d'Italia; il fratello maggiore Giuseppe riceveva il trono di Spagna; il fratello Luigi riceveva il trono d'Olanda, dopo aver sposato Hortense Beauharnais, figlia della moglie Josephin; il fratello Gerolamo ebbe il regno di Westfalia; il generale Gioacchino Murat, poi maresciallo dell'Impero, ebbe il regno di Napoli, dopo aver sposato la sorella di Napoleone, Carolina; il maresciallo Bernadotte ebbe il trono di Svezia, ma ben presto tradì il suo ex padrone entrando nella coalizione che lo avrebbe detronizzato (aveva, tra l'altro, sposato Desirée, prima fiamma di Napoleone). La Confederazione del Reno era virtualmente sotto il controllo diretto di Napoleone. Dopo la pace di Schönbrunn, Napoleone e l'austriaco Metternich si erano accordati per un matrimonio di Stato. Il 14 dicembre 1809, Napoleone divorziò da Josephin Beauharnais, la moglie certo infedele ma amatissima: i due rimasero sempre legati fino alla morte di questa, durante l'esilio napoleonico all'Elba. Il 1 aprile 1810 Napoleone sposò la figlia dell'imperatore d'Austria, Maria Luisa di Asburgo. Ora l'Austria era legata a Napoleone da un matrimonio, il che portava alla creazione di un'alleanza pressoché indissolubile. Non avendo avuto figli dalla prima moglie Josephin, Napoleone riuscì ad avere un erede legittimo da Maria Luisa, che nacque dopo un parto difficile il 20 marzo 1811: l'erede dell'Impero, Napoleone Francesco, detto il re di Roma, non sarebbe in realtà mai salito al trono, ma morì a soli 21 anni nel 1832.

Campagna di Russia

Alessandro I di Russia aveva cominciato a temere Napoleone e rifiutò di collaborare con lui riguardo il blocco continentale. Questa fu la principale causa che spinse Napoleone ad invadere la Russia nel 1812, con ben 600.000 uomini, solo un terzo dei quali francesi. I Russi, comandati da Kutuzov, decisero la tattica della ritirata piuttosto che scontrarsi contro il preponderante esercito napoleonico. Il 12 settembre nei dintorni di Mosca ebbe luogo la Battaglia di Borodino. I Russi, sconfitti, ripiegarono e Napoleone entrò a Mosca, immaginando che Alessandro avrebbe negoziato la pace. Stabilitosi nel Cremlino, Napoleone non poteva immaginare che la città completamente vuota nascondesse in realtà un'insidia: nella notte, Mosca bruciò, essendo state appiccate le fiamme da alcuni russi nascosti nelle case. Napoleone fu costretto ad iniziare la ritirata, dopo aver dato ordine di far saltare il Cremlino che solo per una miracolosa pioggia fu salvato. Cremlino La Grande Armata francese soffrì gravi perdite nel corso della rovinosa ritirata; la spedizione era iniziata con circa 600.000 uomini, ma alla fine nel dicembre 1812 poco più di 10.000 riuscirono a mettersi in salvo. Tra il 25 e il 29 novembre, infatti, i resti dell'armata, distrutta dal grande freddo (il "generale inverno") vennero in gran parte annientati dai russi durante il passaggio della Beresina. Intanto, Napoleone era stato raggiunto dalla notizia che a Parigi il generale Malet aveva diffuso la notizia della morte dell'imperatore e tentato un colpo di Stato. Angosciato delle notizie di tradimento (Talleyrand e Fouché stavano ormai tramando col nemico), Napoleone abbandonò precipitosamente la Russia lasciando il comando a Gioacchino Murat e ad Eugenio Beauharnais e tornando nella capitale, dove iniziava a ricostruire un nuovo esercito di 400.000 uomini, in realtà giovanissimi e male addestrati. Le potenze europee, consce dell'atroce disfatta di Russia, sollevarono la testa e formarono una nuova coalizione.

La sconfitta di Lipsia, l'abdicazione e l'esilio all'Elba

La prima a unirsi alla vittoriosa Russia fu la Prussia che, abbandonando l'alleanza con Napoleone, si schierò a fianco dell'Inghilterra. Era la settima coalizione. Napoleone non si fece cogliere impreparato, e sconfisse i prussiani prima a Lutzen e poi a Bautzen nel maggio 1813. Ma l'insidia più grande era l'Austria, la quale - sempre non rispettosa dei patti - era pronta a scavalcare anche un matrimonio di Stato come quello di Napoleone con Maria Luisa pur di sconfiggere l'odiato nemico. Nel corso di un memorabile e burrascoso incontro bilaterale a Dresda, Napoleone e Metternich non riuscirono a giungere ad un accordo, e il 12 agosto l'Austria si univa alla coalizione antifrancese. Dopo un'ultima vittoria francese proprio a Dresda, le forze napoleoniche si scontrarono con gli eserciti congiunti di Austria, Russia, Prussia e Svezia (quest'ultima comandata dall'ex maresciallo francese Bernadotte) nella battaglia di Lipsia, detta "battaglia delle Nazioni" perché vi parteciparono eserciti di tutta Europa. L'inesperto esercito francese, formato in gran parte da novellini, la defezione dei contingenti tedeschi e le soverchianti forze nemiche furono i fattori che determinarono la sconfitta di Napoleone a Lipsia. L'esercito francese fu costretto ad una rovinosa ritirata per la Germania in piena insurrezione contro l'occupazione napoleonica, mentre anche l'Olanda si rivoltava e la Spagna era ormai persa. Rientrato precipitosamente a Parigi, Napoleone doveva subire ora l'insubordinazione di tutti i corpi politici: le camere denunciarono solo ora la sua tirannia, la nuova nobiltà da lui creata gli girò le spalle, il popolo ormai stanco della guerra rimase freddo, i marescialli dell'Impero cominciarono a defezionare: tra i principali, Gioacchino Murat che passò al nemico per conservare il regno di Napoli. Il giorno di Natale del 1813 la Francia veniva invasa dagli eserciti della coalizione. Un mese dopo, consegnato al fratello Giuseppe il controllo di Parigi e alla moglie Maria Luisa la reggenza, salutato il piccolo figlio che non avrebbe mai più rivisto, Napoleone si metteva al comando di un esercito di 60.000 uomini della Vecchia guardia, i veterani di cento battaglie. Per due mesi, Napoleone tenne testa al nemico in quella che sarà definita la sua campagna più brillante, vincendo a Brienne (proprio dove aveva studiato l'arte militare), a Champaubert, Montmirail, Chateau Thierry, Vauchamps, Mormant, Villeneuve, Montreau. Battuto tuttavia infine dalle forze prussiane di Blücher e da quella austriache, egli corse verso Parigi pronto a una difesa sotto le mura: era troppo tardi, poiché Giuseppe aveva capitolato e il nemico vi era entrato vittorioso il 31 marzo. Napoleone ripiegò su Fontainebleau. Fontainebleau A Fontainebleau Napoleone passò i giorni più tremendi. Gli giunse notizia che il nemico aveva rigettato la sua proposta di pace che stabiliva il ritorno ai "confini naturali" della Francia. Lo zar Alessandro gli impose l'abdicazione. Egli, dopo aver più volte tentennato, decise di abdicare in favore del figlio e della reggenza di Maria Luisa. Ma il nemico decise per un abdicazione totale, poiché Talleyrand aveva già preso accordi per restaurare sul trono i Borboni. Napoleone, indignato, minacciò di rimettersi alla testa dei suoi eserciti e marciare su Parigi, ma i marescialli lo costrinsero a cedere. L'abdicazione divenne effettiva il 6 aprile. Il 12, Napoleone ingerì una forte dose di veleno ma miracolosamente si salvò. Dopo un memorabile addio alla Vecchia guardia, Napoleone subì il dramma della fuga per la Francia sollevata contro di lui, ed egli fu costretto ad indossare un'uniforme austriaca per non finire linciato dalla folla. Imbarcatosi precipitosamente su un bastimento inglese, il 4 maggio 1814 sbarcò all'isola d'Elba, dove il nemico aveva deciso di esiliarlo, pur riconoscendogli la sovranità sull'isola e il titolo di Imperatore. Stabilitosi a Portoferraio, Napoleone nei dieci mesi di esilio non rimase inoperoso ma costruì infrastrutture, miniere, strade, difese, mentre il Congresso di Vienna che doveva disegnare la nuova Europa della Restaurazione ipotizzava di esiliarlo nell'oceano.

I "Cento giorni"

Pur impegnato nei lavori sull'Elba, Napoleone continuava a ricevere notizie della situazione francese. Il nuovo sovrano, Luigi XVIII, borbone, era inviso alla popolazione: nel solco della Reastaurazione, Luigi stava lentamente smantellando tutte le conquiste della Rivoluzione legittimate da Napoleone. Queste notizie, aggiunte alla voce ormai certa che i nemici fossero prossimi a trasferirlo lontano dall'Europa, portarono Napoleone ad agire. Imbarcatosi in gran segreto con uno sparuto gruppo di granatieri su un bastimento, l'imperatore eluse la sorveglianza inglese e il 1 marzo 1815 sbarcò in Francia nel golfo di Cannes. Iniziavano i leggendari 'cento giorni'. La popolazione lo accolse con un entusiasmo soprendente, e gli eserciti inviatigli contro da Luigi invece di fermarlo si unirono a lui. Il maresciallo Ney, che Napoleone stesso aveva definito "il più prode dei prodi" dopo le sue eroiche imprese nella ritirata di Russia, giurò allora al sovrano borbone che avrebbe condotto Napoleone a Parigi "in una gabbia di ferro". Giunto davanti a lui, non resistette al vecchio padrone e senza sparare un colpo crollò tra le sue braccia. Il 20 marzo Napoleone entrò trionfalmente a Parigi, mentre Luigi era fuggito in gran fretta sotto suggerimento del sordido Talleyrand, il quale al Congresso di Vienna spinse le teste coronate a riprendere la spada contro il despota. Riorganizzato in gran fretta l'esercito, Napoleone chiese in tutti i modi ai nemici nuovamente coalizzatisi una pace alla sola condizione di mantenere il trono di Francia: non venne ascoltato. Intanto, in campo politico l'imperatore aveva ben compreso i limiti del suo governo precedente ed aveva promulgato una costituzione maggiormente liberale, ritornando più fedelmente ai principi del 1789. Per evitare una nuova invasione del suolo patrio, Napoleone fece la prima mossa e giunse quasi alle porte di Bruxelles, battendo Blucher a Ligny. Il 18 giugno 1815 si combatté la battaglia di Waterloo. Il piano strategico di Napoleone venne mandato all'aria dall'inefficienza dei suoi marescialli, principalmente Grouchy, il quale era stato inviato a distruggere la colonna prussiana ma in pratica svanì nel nulla; le forze inglesi di Wellington, unitesi con quelle prussiane, batterono i francesi. Napoleone tentennò a impiegare la Vecchia guardia, firmando la sua disfatta. Ultimo ad arrendersi, il generale Cambronne, all'imposizione di resa degli inglesi, rispose semplicemente Merde. Napoleone schierò le sue forze in quadrati e iniziò una lenta e ordinata ma drammatica ritirata. Wellington è un pessimo generale. Stasera ceneremo a Bruxelles, aveva dichiarato la mattina della battaglia. In serata, l'imperatore era sulla strada di ritorno per Parigi con nel cuore la certezza della fine di ogni suo sogno. Impostagli dalla camera la nuova abdicazione (Avrei dovuto farli impiccare tutti, sbottò Napoleone), egli dichiarò di immolarsi in olocausto per la Francia e chiese che venisse rispettata la sua volontà di porre sul trono all'età giusta suo figlio Napoleone II. Invano. Le forze nemiche entrarono brutalmente a Parigi e restaurarono Luigi XVIII. Napoleone si rifugiò alla Malmaison, la vecchia casa dove aveva abitato con la moglie Josephin morta da poco. La sua intenzione era di fuggire negli Stati Uniti, ma rifiutò di trasvestirsi perché ciò avrebbe infamato il suo onore. Invece, con un gesto storico, il 15 luglio 1815 Napoleone si arrese a bordo della nave inglese Bellerofonte. Chiese di essere deportato in Inghilterra, ma invece i nemici avevano già deciso l'esilio a Sant'Elena, piccola isola nel mezzo dell'Oceano atlantico.

L'esilio a Sant'Elena e la morte

Oceano atlanticoIl 16 ottobre 1815 un bastimento inglese giunge a Sant'Elena col prezioso carico. Ivi, con un piccolo seguito di fedelissimi, Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli Inglesi, personificati nell'odiosa figura del 'carceriere' di Napoleone sir Hudson Lowe. Egli dettò al conte di Las Cases il Memoriale di Sant'Elena, una delle più grandi opere letterarie della storia e l'opera in cui appare nella sua fulgida grandezza e verità la figura e il senso ultimo di Napoleone. Nella seconda metà dell'aprile del 1821, lui stesso scrisse le sue ultime volontà e molte note a margine (per un totale di 40 pagine). I dolori allo stomaco di cui già soffriva da tempo, acuitisi nel clima inospitale dell'isola e dal duro regime inglese, lo condussero alla morte il 5 maggio 1821: poco dopo aver appreso la notizia Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte eco in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe. Fu vera gloria?, egli si chiese. Ai posteri l'ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar. Le ultime parole di Napoleone furono: "Francia, esercito, Giuseppina" (France, les Armée, Josephine): i tre più grandi amori della sua vita. Egli chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna, ma fu invece seppellito a Sant'Elena. Nel 1840 i suoi resti furono trasportati in Francia e inumati all'Hôpital des Invalides a Parigi. Nove anni dopo la morte di Napoleone, i Borboni furono cacciati. La statua dell'imperatore venne restaurata sulla colonna di Place Vendome. Quando Gerolamo Bonaparte portò la notizia a Letizia, la vecchia madre ormai inferma, essa si rianimò e cercò con gli occhi il busto del figlio: L'imperatore è tornato a Parigi, sussurrò.

Teorie sulla causa della morte

La causa della morte di Napoleone non è certa. La versione ufficiale parla di morte dovuta ad un tumore allo stomaco, come risultò dall'autopsia. Lo stesso padre di Napoleone morì per la stessa malattia. Ci sono anche varie teorie che sostengono la tesi del lento avvelenamento con l'arsenico. Infine secondo un'altra teoria furono i medici di Napoleone a causarne la morte: a causa del tumore allo stomaco cercavano di alleviargli i dolori sottoponendolo a clisteri giornalieri e gli somministravano sostanze varie per farlo vomitare. Queste cure privarono l'organismo di Napoleone di potassio, avendo come risultato una grave forma di tachicardia che lo uccise. Nel 1955 furono pubblicati i diari di Louis Marchand, cameriere di Napoleone. La sua descrizione negli ultimi mesi prima della morte porta alcuni alla conclusione che sia stato avvelenato con l'arsenico. L'arsenico a quel tempo era talvolta utilizzato come veleno ed era difficilmente rilevabile se somministrato per un lungo periodo di tempo. Nel 2001 Pascal Kintz dell'Istituto di medicina legale di Strasburgo aggiunse credibilità a questa ipotesi con uno studio sul livello di arsenico da sette a ventotto volte superiore al livello normale trovato in una ciocca di capelli di Napoleone conservata dopo la sua morte. Analisi più recenti sulla rivista Science et Vie mostrarono che una simile concentrazione di arsenico era presente in campioni di capelli di Napoleone presi nel 1805, 1814 e 1821. L'investigatore incaricato (Ivan Ricordel, responsabile di tossicologia della Polizia di Parigi), stabilì che se l'arsenico fosse stata la causa della morte, sarebbe dovuto morire anni prima. L'arsenico era del resto usato in molte carte da parati (per il colore verde) e spesso in qualche medicina, sicché il gruppo sostenne che facilmente la fonte poteva essere qualche lozione per i capelli.

Bibliografia

In italiano ed attualmente reperibili sono i seguenti volumi:
- Luigi Mascilli Migliorini, Napoleone, ed. Salerno, 2001
- Georges Lefebvre, Napoleone, ed. Laterza, 2003
- Emil Ludwig, Napoleone. Voleva dominare il mondo ma fu sconfitto... Ma oggi tutti lo ricordano, mentre il nome dei vincitori è caduto nell'oblio, ed. BUR, 2000
- Alexandre Dumas (padre), Napoleone, ed. Newton & Compton 2002 Di queste biografie, le ultime due sono le più romanzate e piacevoli nella lettura, le prime due invece scritte con piglio storiografico danno una lettura obiettiva del personaggio.
- David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, ed. BUR, 1992
- David G. Chandler, I marescialli di Napoleone, ed. BUR, 1996 Questi due volumi, scritti da uno dei più importanti esperti militari del periodo napoleonico, offrono una chiara comprensione del suo genio tattico.
- Emmanuel de Las Cases, Il memoriale di Sant'Elena, ed. BUR, a cura di Luigi Mascilli Migliorini, 2 voll., 2004
- Napoleone Bonaparte, Autobiografia, ed. Arnoldo Mondadori Editore, 1994
- Napoleone Bonaparte, Aforismi politici, pensieri morali e massime sulla guerra, ed. Newton & Compton, 2002 Queste ultime opere fanno parlare Napoleone stesso. Principale resta il Memoriale, la vera autobiografia napoleonica, mentre le ultime due sono raccolte di frasi, lettere, proclami.

Filmografia

Di seguito sono citati i film che hanno avuto per soggetto il personaggio di Napoleone Bonaparte e che sono reperibili in lingua italiana.
- 1927 - Napoléon di Abel Gance con Albert Dieudonné (Francia) - storia di Napoleone dalla fanciullezza alla campagna d'Italia del 1796, in 235', prima parte di un ciclo mai realizzato.
- 1935 - Campo di maggio di Giovacchino Forzano con Corrado Racca (Italia) - Dall'esilio a Sant'Elena, Napoleone rievoca i Cento Giorni e Waterloo, in 103'.
- 1943 - Sant'Elena, piccola isola di Renato Simoni con Ruggero Ruggeri (Italia) - La storia dell'esilio dell'imperatore a Sant'Elena, in 82'.
- 1952 - Napoleone di Carlo Borghesio con Renato Rascel (Italia) - commedia parodistica in cui il busto di Napoleone racconta le sue gesta a quello di Giulio Cesare, in 90'.
- 1954 - Désirée di Henry Koster con Marlon Brando (USA) - La tormentata vicenda d'amore tra Napoleone e la sua fiamma Désirée, conclusa col matrimonio con Giuseppina, in 110'.
- 1954 - Napoleone Bonaparte di Sacha Guitry con Daniel Gélin e Raymond Pellegrin (Francia-Italia) - la storia completa di Napoleone dalla nascita alla morte racconta da Talleyrand ai suoi amici, in 180'.
- 1960 - Napoleone ad Austerlitz di Abel Gance con Pierre Mondy (Francia-Italia-Jugoslavia) - Napoleone dall'incoronazione alla battaglia di Austerlitz, in 170'.
- 1970 - Waterloo di Sergej Bondarčuk con Rod Steiger (URSS-Italia) - I Cento Giorni e la battaglia di Waterloo (forse la più lunga nella storia del cinema) in 135' - quattro ore in originale.
- 2002 - Napoléon di Yves Simoneau con Christian Clavier (Francia, Germania, Italia, Canada, USA) - produzione televisiva in quattro puntate tratta dal ciclo di Max Gallo con Isabella Rossellini, Gerard Depardieu e John Malkovich

Geroglifico

I Geroglifici sono un sistema pittografico di scrittura, utilizzato dagli antichi Egizi, che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici.

Etimologia

Il termine geroglifico deriva dalle parole greche ἱερογλύφος (hieroglúphos) hiero- (ἱερός), che significa "sacro", e glypho (γλύφειν), che significa "incidere". La frase egiziana per geroglifici è traslitterata come mdw nṯr (spesso trascritta medu netjer; letteralmente "parole divine").

Storia ed evoluzione

Per molti anni, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, trovata durante gli scavi a Hierakonpolis (la moderna Kawm al-Ahmar) alla fine del XIX secolo, databile al 3000 AC circa. Nel 1998 una equipe archeologica tedesca durante gli scavi ad Abydos (la moderna Umm el-Qa'ab) scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d’argilla iscritte con proto-geroglifici. Questo sepolcro è stato datato al 3400 AC circa. In seguito allo sviluppo ed alla diffusione della scrittura tra la popolazione egizia, le forme delle lettere si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico (sacerdotale) e il demotico (popolare). Queste forme furono utilizzate maggiormente per la scrittura su papiro. La scrittura geroglifica comunque non scomparve, ma resistette a lungo accanto alle altre forme. La Stele di Rosetta contiene gli stili di scrittura geroglifico e demotico. I geroglifici continuarono ad essere usati dopo la conquista dell’Egitto ad opera di Alessandro Magno ed anche per tutto il periodo della dominazione romana. È probabile che la scrittura geroglifica tarda divenne più complessa, almeno in parte, come risposta al cambiamento della situazione politica. Alcuni ipotizzano che i geroglifici avessero la funzione di distinguere i 'veri Egiziani' dai conquistatori stranieri (ed i loro alleati locali). Questo aspetto potrebbe spiegare il travisamento che si evidenzia nei commenti superstiti degli scrittori greci e romani riguardo ai geroglifici. Gli autori greco-romani interpretarono, infatti, la scrittura geroglifica come un sistema allegorico, se non addirittura magico, di trasmissione di conoscenze segrete e mistiche. Sarebbe così spiegata anche l’inesatta traduzione creata da Clemente Alessandrino per descrivere la pittografia egizia, interpretata come scrittura 'sacra'. Dal IV secolo furono pochi gli Egiziani capaci di leggere questa scrittura, ed il "mito" dei geroglifici si sviluppò. L’utilizzo monumentale dei geroglifici cessò dopo la chiusura di tutti i templi non cristiani voluta nel 391 dall’imperatore romano Teodosio I; l’ultima iscrizione a noi nota, proveniente da un tempio di File, è databile al 394. Sempre nel quarto secolo apparsero gli Hieroglyphica di Orapollo, una 'spiegazione' di quasi 200 segni. L’opera, autorevole ma ricca di errate interpretazioni, fu un ulteriore impedimento alla decifrazione della scrittura egizia. Mentre gli studiosi del passato hanno enfatizzato le origini greche dell’opera, ricerche recenti hanno messo in risalto residui di conoscenze genuine ed interpretato il lavoro come un disperato tentativo di un intellettuale egiziano di recuperare un passato ormai sepolto. Comunque gli Hieroglyphica esercitarono una notevole influenza sul simbolismo del Rinascimento, ed in modo particolare sul libro degli emblemi di Andrea Alciato ed anche sulla Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna. Molti studiosi moderni tentarono di decifrare i geroglifici nei secoli, soprattutto Athanasius Kircher nel XVII secolo, ma questi tentativi fallirono o quanto meno giunsero a trascrizioni fittizie basate su presupposti errati, basandosi sull’ipotesi che i geroglifici avessero esclusivamente un valore simbolico. Il più significativo lavoro sulla decifrazione della scrittura egizia fu eseguito da Thomas Young e Jean-François Champollion agli inizi del XIX secolo. La scoperta della Stele di Rosetta da parte delle truppe napoleoniche durante l’invasione dell’Egitto fornì le informazioni necessarie che permisero a Champollion di giungere alla comprensione dei geroglifici.

Scrittura


É un sistema complesso, una scrittura figurativa, simbolica e fonetica insieme, nello stesso testo, nella stessa frase, potrei addirittura dire nella stessa parola. Jean-François Champollion. Lettera a M. Dacier, 27 Settembre 1822 I geroglifici consistono di tre tipi di caratteri: caratteri fonetici, inclusi quelli di un unico fonema, come un alfabeto, ma anche molti caratteri rappresentanti una o più sillabe, ideogrammi, rappresentanti una parola, e determinativi, i quali indicano la categoria semantica della pronuncia di una parola senza specificarne il significato preciso. La scrittura geroglifica consta di 24 caratteri principali (simboli per un singolo fonema), alle quali si aggiungono molti più segni biconsonantici (simboli per due fonemi combinati). Vi